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Perché ho scritto Gens Tenebrarum?

C’è chi in gioventù si diverte giocando a calcio, chi scorrazza con la moto e chi va in discoteca in cerca di conquiste. Ho provato ciascuna di queste attività con scarsi risultati e alla fine mi ritrovavo a passare l’estate davanti allo schermo di un C64 o scrivendo avventure e campagne di D&D da giocare con i miei amici più intimi. La mattina guardavo il mare, immaginavo personaggi, storie e mondi lontani e la sera scrivevo per dare forma alle mie visioni. Giorno dopo giorno, ho creato un mondo alternativo in cui potevo rifugiarmi in qualsiasi istante per sfuggire alla noia (e anche a qualcos’altro) e dove potevano accedere solo pochi eletti, con i quali ho condiviso i momenti più belli della giovinezza.

Può sembrare il quadro clinico di un nerd disadattato, e forse lo è, ma in fin dei conti chi può dirsi veramente adatto a questo mondo senza senso apparente?

La storia di Junus Sadral Elexeion è nata dalle sessioni di gioco di ruolo svolte a lume di candela in un vecchio appartamento di Via di Ravone vicino ai colli Bolognesi, che condividevo con un altro pazzo come me che sarebbe diventato uno dei miei più fraterni amici, durante gli anni di studi universitari presso la Facoltà di Astronomia. Era nata come campagna in solitario sui vampiri, con protagonista un giovane inquisitore mandato a combattere un’epidemia di vampirismo nelle campagne di un feudo medievale arretrato di un grande impero simil-bizantino. Le nostre sessioni ci appassionarono così tanto che io e Tomaso decidemmo di tenere un diario, ripromettendoci di scrivere un romanzo sulle gesta di Padre Elexeion, un giorno. Nel gioco la storia andò diversamente dal libro: il nostro eroe cadde nella trappola ordita dalla Madre Nera e la sua anima fu corrotta, trasformandolo in un agente del Poplo delle Tenebre che avrebbe colpito la Chiesa dall’interno. Il Padre Elexeion originale non arrivò mai a scoprire chi fosse il vero capostipite della Gens Tenebrarum, ovvero un vampiro antichissimo, un patriarca dell’era antidiluviana che aveva influenzato i retroscena della storia dell’Impero senza mai uscire allo scoperto.

Per anni ho assecondato le mie strane inclinazioni letterarie, sottraendo tempo alla ricerca scientifica e a quello per cui avevo studiato, sempre in cerca di uno stile e delle giuste competenze tecniche.

Sono stati molti i tentativi finiti nel cestino. Man mano che accrescevo il mio bagaglio di corsi di scrittura creativa e/o immersiva mi rendevo sempre più conto di essere un dilettante agli inizi, e ricominciavo tutto daccapo. Inizialmente il romanzo aveva un taglio classico, prosaico, cupo e a tratti opprimente. Volevo ricreare le atmosfere tetre delle nostre sessioni, la vera paura vissuta nell’esplorare le catacombe di Morgellas e nello scoprire le congiure della famiglia Luber. Ma presto mi sono reso conto che quel tipo di narrazione può stancare e appartiene a un genere ormai tramontato, seppure a me caro.

Allora mi sono detto: perché non cercare la vena comica? Un sarcasmo sottile, un umor nero che potrebbe rendere la lettura più piacevole e avvincente?

Poi la figura del Patriarca Immortale è nata da sé, e con essa tutto il retroscena nascosto che il nostro riluttante inquisitore si troverà a scoprire nel corso del romanzo. Mi fermo qui, al confine dello spoiler, condividendo un reperto archeologico risalente al lontano 1997: la mappa della Contea di Luber disegnata a penna alla mia scrivania da lavoro nella vecchia casetta di Via di Ravone. 

Antonio A.G. Agostino

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#Dark Fantasy #Vampiri #Distopic #Storia alternativa  

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2 – L’Uroboros: Il Ciclo dell’Eterno Ritorno

5 Temi Gnostici/Alchemici Nascosti in Uroboros – Il Messia del Post-Umano

di Antonio Agostino, Scrittore, Insegnante, Astronomo ed Esoterista.

 

La Scienza Spirituale di Rudolf Steiner, già nel secolo scorso, intuiva l’esistenza di una genesi a tappe, parlando di un’evoluzione cosmica attraverso stadi planetari. Secondo Steiner, la "quinta era" o Quinto Periodo Post-Atlantico (la nostra attuale era) è un’epoca cruciale di risveglio della coscienza interiore, successiva alle ere di Atlantide, in cui l’umanità si evolve spiritualmente, sviluppando una coscienza diurna più acuta, l’Io e la libertà, preparandosi per future evoluzioni cosmiche, segnando un’inversione di rotta dal mondo esteriore a quello interiore e spirituale, un processo che include anche l’integrazione del "principio del Cristo" nel cuore umano. 

Il fallimento dell’Uomo in questo passaggio, il suo non sapersi affrancare dalla materia per raggiungere la conoscenza dello Spirito, è la causa della ripetizione delle incarnazioni. Anche il libero arbitrio è un’illusione in assenza di un autentico risveglio dell’Io: siamo bloccati in un determinismo cosmico, dove ogni nostra scelta è stata prevista, se non direttamente ingegnerizzata.

Eppure, l’Uroboros non è solo la legge della ripetizione; è anche la legge dell’evoluzione.

Il serpente è simbolo di saggezza e trasformazione. Il Messia del Post-Umano, il Jinas, deve agire all’interno di questo ciclo eterno. Il punto non è distruggerlo – la distruzione è un atto già previsto nel ciclo dell’eterno ritorno – ma trascenderlo. Come recita l’antica massima alchemica (e come conferma la recente opera di Federico Faggin, Oltre l'invisibile. Dove scienza e spiritualità si uniscono, in cui la coscienza non è un sottoprodotto della materia, ma il fondamento dell’universo), l’evoluzione non può avvenire senza una scelta cosciente che superi il mero calcolo matematico.

La Legge di Evoluzione supera il determinismo. Solo quando lo Spirito e la materia si allineano in un atto di volontà non vincolato dagli Arconti, il veleno dell’Uroboros si trasforma nella "grande Medicina". Il veleno che consuma e distrugge si fa balsamo che guarisce e libera.

Questa è la vera rottura: l’atto rivoluzionario, la mossa inaspettata. È l’uscita da Matrix, l’azione senza calcolo, l’emblema del Tarocco del Matto (lo Zero che non ha posto nel ciclo numerico), l’atto di libertà assoluta che scompiglia le carte del destino preordinato.

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1. Il Demiurgo e i suoi Arconti: La Prigione della Realtà

5 Temi Gnostici/Alchemici Nascosti in Uroboros – Il Messia del Post-Umano

di Antonio Agostino, Scrittore, Insegnante, Astronomo ed Esoterista.

Quando ho concepito Uroboros – Il Messia del Post-Umano, il mio obiettivo non era semplicemente scrivere una storia fantasy dai toni cupi e onirici, ma costruire un impianto di simboli ermetici nascosti che parlassero al lettore da dietro le scene, basato su princìpi esoterici e filosofici che permeano a vari livelli le emanazioni della nostra stessa realtà.

Per i lettori che amano scavare oltre la superficie del Dark Fantasy, ecco cinque concetti chiave – tratti dallo Gnosticismo e dalla Tradizione Alchemica – che sono il vero scheletro del mondo di Aleph-Shin.

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«Uroboros – Il Messia del Post-Umano»: un’allegoria spietata della condizione umana

Antonio Agostino, con Uroboros – Il Messia del Post-Umano, offre al lettore un viaggio oscuro e labirintico nell’animo umano e nelle sue distorsioni più profonde. Ambientato in una società distopica, divisa in caste e dominata dagli enigmatici Arconti, il romanzo è tanto un’opera di fantasia quanto una feroce allegoria della nostra contemporaneità.

La città di Aleph-Shin è il palcoscenico di un’umanità immobile, regolata da rituali privi di senso e da culti che schiacciano la speranza individuale. I protagonisti si muovono tra le sue strade come ombre, orfani di qualsiasi prospettiva salvifica: Petrus Manes, il nobile che riceve un messaggio profetico dal Seraphim; Victor, il figlio gracile e anaffettivo, che cresce cercando un riscatto spirituale; Maria, figura ambigua e tentatrice; e una costellazione di maghi, psicopompi, funzionari corrotti e servi del potere.

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Uroboros - Il Messia del Post-Umano

«Tutto, in questo mondo, tende verso il male. Nessuno fa eccezione, nessuno ha scelta e tutti finiscono dalla parte sbagliata della storia»: in Uroboros il confine tra bene e male è sottile e tende sempre a oscillare verso un’Apocalisse in agguato, inevitabile forse, in un mondo stravolto non solo dalla magia, ma dalla stessa natura umana.

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Due chiacchiere sul fantasy

"E se il mondo del sogno fosse quello reale? Allora tutte le persone che perdiamo in vita non sarebbero morte veramente. La morte sarebbe solo un inganno e il tempo solo un'ostinata illusione, come ha già qualcuno di importante." - (tratto da Uroboros Il Messia del Post.Umano) -

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La Saga di Mastro Heidn

Scienza e fisica si fondono e danno vita a questo romanzo. Vivremo questa avventura attraverso gli occhi del Mastro Heidn, ma egli non è un semplice umano. Il protagonista della storia è un aereognomo molto colto, che utilizza la magia anche per gesti molti nobili verso gli altri. Sarà affiancato dal suo socio Maestro Paracelvius. I due soci sono uniti dalla passione della vendita e per la mercanzia più stravagante. Dimenticate le storie di "gnomi e fate" ma fatevi avvolgere dal clima cupo e steampunk della storia. 

Leggi la recensione completa su Sabrina nel Paese delle Meraviglie

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